| La pittura di Angela
Scappaticci
Testo del critico d'arte
Livio Garbuglia
Il tentativo-vita incontra
il destino della storia.
Il racconto-materia nel segno degli avvenimenti.
Il racconto-materia esiste, concepito entro le fondanti ondulazioni-memoria
dei contorni d'assieme incisi nel fondo, circonda e incornicia l'opera
pittorica di Angela Scappaticci, sottolineandole la compattezza
fino ai materiali extrapittorici.
La personalità della Scappaticci trasfigura il nucleo formale
inventivo con un colore di una determinazione raffinata, d'una gestualità
evidente. Questa discrezione cromatica giova alla intensità
ed intimità del racconto, la visione notturna di Fallujah,
entro una scenografia-avvenimento-storia determinata di simboli,
di gesti, di direzioni-colore calcolate in una sequenza animata
di luci e di ombre che sono anche passaggi della nostra coscienza.
Nel cielo a forti contrasti, nei bagliori che investono il paesaggio,
affiora il ricordo di Fallujah. “L'avvenimento” di Angela
Scappaticci, sembra voler sostituire più che contestare,
suggerire e proporre contenuti più profondi, più umani,
in una parola più verità, rispetto alle convinzioni
e alle convenzioni del sistema mediatico. Ecco perciò il
dramma farsi più interiore e sottile, il gesto eterno, l'inquietudine
sospesa in un momento carico di mistero, problematico e semplice
nella spiegazione, non scevro dal dubbio, stimolante soprattutto
un'analisi e una revisione della coscienza morale. Un essere umano
che ha profondità nel suo tentativo-vita incontra i destini
degli altri.
LIVIO GARBUGLIA
Commento del critico Alfredo
Maria Barbagallo
“Un viaggio sperimentale all’interno del cammino del
mondo. Angela Scappaticci riassume in poche battute secoli di dubbi
umani, e di filosofia, perché l’artista introduce il
colore ad un certo punto dello sviluppo del mondo. Ed è così;
dal nulla primordiale, dove c’è solo luce e materia
casuale, nasce il colore divino, ed i filamenti gentili della vita.”
ALFREDO MARIA BARBAGALLO
(critico letterario e d’arte)
Commento del critico d'arte
Bruno Regni
“Un vento che nasce lontano
soffia indistintamente sulle cose,
muove foglie secche e fiori in bocciolo
poi si estingue e posa le sue scorie.
L'archeologo trova vite vissute,
cancrene e pietre preziose,
forme evanescenti, residui d'amore e di odio.
Angela Scappaticci
ri-crea dei mondi con la realtà di una materia
vissuta e consunta in cui i colori
suscitano motivi di dolore e di gioia
nell'irrazionalità di un'immagine che non c'è.
Fusione di un caldo tumultuoso,
un vento nel quale ci sentiamo risucchiati.”
BRUNO REGNI
(pittore e critico d’arte)
Commento del'esperta
Marina Zatta
“Il fascino dei lavori di Angela Scappaticci è riassumibile
nella parola “Materia”. Di materia solida e invadente
dello spazio, contrapposta a parti più impalpabili della
tela, sono fatti i suoi lavori. Se Angela non ricercasse con tanta
positiva ossessione nuovi materiali da inserire nelle sue opere,
il racconto sarebbe ovvio; ma la maestria dell’artista riesce
ad “ammucchiare” in un angolo della tela un insieme
di spessori che si contrappongono al resto lasciato quasi senza
rilievi. Ed è il contrastarsi di questi due elementi, il
loro scontrarsi/integrarsi che svela il racconto poetico che, spostando
lo spettatore verso diverse e complementari sensazioni, lo trascinano
in un turbinio sentimentale.”
MARINA ZATTA
(esperta d’arte) |