| La pittura di Sigfrido
Oliva
Una pittura che nel tempo si fa sempre più atmosferica,
tonale, chiara, dove i contorni delle figure si ammorbidiscono grazie
a un sapiente “ sfumato “ che in alcuni momenti ricorda
la prospettiva aerea leonardesca. A questo periodo appartengono
quadri come “Bambina col vestito azzurro” (1987) che
anticipano tutta la pittura di Oliva a partire dalle vedute romane
ai ritratti della figlia, fino alle opere più recenti e mature
di questi ultimi anni “Dormiente” (2003).
Dal testo del critico
d’arte Domenico Guzzi
In punta
di matita
I chiaroscuri tonali, e in punta di matita offerti per intreccio
quanto per pressione della mano, indicano la veicolazione d’una
luce che gira all’interno d’una probabile stanza, ulteriormente
alimentando la pari opposizione delle ombre. Si vedano, parimenti,
le nature morte cui, non di rado, solo la linea orizzontale od obliqua
di un piano d’appoggio sembra sottrarvi (ma non poi del tutto,
e non definitivamente) un che di araldico. Alcun altro accenno ad
un vissuto. Si veda, altresì, la gran parte dei ritratti.
Come, ancora per luci ed ombre, questi emergano dall’allusa
immaginazione di un luogo ove il pittore lì avrà pur
visti. Ciò ad indicare, nonostante a volte alcuni “
pleonasmi “, una tensione alla sintesi ed una prioritaria
volontà di indagine attorno all’unità del soggetto.
Tensione alla sintesi (che può essere se, solo, successiva
all’analisi: non sfuggirà, allora, che certi rami di
rose ostentano le proprie spine) che è pur dato verificare
nei disegni dai monumenti.
Sorta di estrapolazioni con capacità rinvianti. E’
il particolare di quel ponte, di quella fontana, di quel tal monumento,
insomma, e non altro. Ciò detto, una possibile conclusione.
Sigfrido Oliva dipinge, disegna e incide amando dipingere, disegnare
e incidere. A sottintendere l’alcuna volontaria inframmettenza
di filtri. Quel che vede – e come lo vede, rendendolo –
particolarmente indica l’intensità della sua natura.
Ch’essa, poi, abbia capacità di suscitare dell’altro
è parte di un temperamento che, per essere creativo, è
per nulla detto che debba porsi al di qua d’una conoscenza.
DOMENICO GUIZZI
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