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Recensione dell'opera
"Altrove" - Ottobre 2004, Tecnica mista
Con Altrove, la Batocchi
approfondisce una delle tematiche che le sono più
care, ovvero la misteriosa luminosità del buio. E
la approfondisce in modo stratificato, con intima perplessità,
ripensamenti, dubbi primordiali: non poteva, quindi, che
uscirne un classico. Il consueto ‘equilibrio verticale’
delle opere della pittrice ne viene sconvolto. Un eroso
avamposto della madre Terra (ma potrebbe anche essere uno
di quei «bastioni di Tannhäuser», di cui
delira Rutger Hauer nel finale di Blade Runner), è
abbozzato con cautela in uno degli angoli inferiori del
quadro. Su di esso, incalcolabile, si stende – come
una metafisica manta, e come un manto di silenzio –
la potenza del cielo e del mare, assediati da un blu falsamente
uniforme, pezzato di luccichii suadenti (meduse luminescenti?).
E la cupa (davvero?) acqua
si ‘sfarina’ nel cielo, nonostante il marcato
segnale delle onde (larghe, intense pennellate di bianco,
che solcano orizzontalmente la tavola, senza mai toccarne
il bordo sinistro); su di esse incombe un cielo privo di
luna, che non sapresti se definire corrusco, nuvoloso, immacolatamente
sereno, abissalmente nero, liquidamente blu, oppure percorso
da inquiete albe boreali. Il cielo è più ‘basso’
del ‘solito’ (i cieli della Batocchi sono titanici
e sgomentanti, più dei vulcani di Marte...), sull’orientale
calligrafia del mare, e nei due angoli è aureolato
– a suggerire la luce – da uno sciame di ‘fotoni’
color bronzo. Sulla destra volteggia, richiamata dall’orientamento
della spuma marina, l’assenza della luna; sulla sinistra
s’intuisce una ‘supposizione di luce’,
qualcosa che dovrebbe esserci, e che è invece irrimediabilmente
fuori dalla portata del nostro sguardo. Che sia il felliniano
e fantasmatico transatlantico Rex, tornato alla sua Rimini
(o R’lyeh o Derry), a consolarci di ogni nostalgia
e d’ogni ritorno, cosi come il Dio di Isaia asciuga
ogni nostra singola lacrima? ¿Quien sabe?
E che importa? Il cielo è conteso da questi bagliori
inesistenti, ed è specchio di tale battaglia. Del
resto, ogni ‘altrove’ è a sua volta lo
specchio di un istante inconoscibile perfetto estatico,
e si mescola ad esso così come il mare, in questo
quadro, irrompe e si dissolve nel cielo. «Come lacrime
nella pioggia»...
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